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Never give up


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10 anni di blog, bici e libertà

Sono passati 10 anni da quel 2009, quando su suggerimento di Miss Vanilla avevo deciso di aprire questo blog. Ricordo solo che non riuscivo a trovare un nome che mi piacesse e che non sapevo bene come scrivere e relazionarmi con la rete.

Pedalavo regolarmente dal 2001 ormai, prima con la bici in acciaio di mio pà, poi con la mia prima bici Bilato (sempre in acciaio), che purtroppo non comparirà mai in queste pagine, per passare alla prima specialissima in titanio targata Bonetti, che mi ha accompagnato per più tempo e per le imprese maggiori.

Sono passati gli anni, a volte lentamente, più spesso velocemente, e i chilometri in strada sono stati molti. Il lago di Garda è stato in assoluto uno dei posti più frequentati ma anche il Trentino, dalle parti di Rovereto. Sono salito 4 volte sul passo del Rombo e 6 sul passo Manghen (i miei due preferiti). Ho sconfinato in Francia per vedere il Tour e salire sull’Izoard e al Sestriere. Ma in assoluto la zona dove mi piace più perdermi sono i Colli Berici, in provincia di Vicenza, un pò per la loro conformazione un pò più bassa e allungata, il loro essere poco antropizzati (di sicuro meno degli affollati Euganei) e i suoi panorami a 360° verso la pianura.

Non posso dire quale sia stato il giro più bello o che mi ha dato più soddisfazione. Fare una classifica sarebbe impossibile oltre che ingeneroso. Poi nel 2017 ho deciso di cambiare per l’ultima volta bici (passando al carbonio) e anche il nome del blog, passando dall’impronunciabile 34×26 all’attuale Nirvanabike. Cambiare a volte serve, aiuta, ma a volte complica le cose. Mi sarei aspettato qualcosa di diverso, che non è accaduto, mentre altre cose sono successe nella mia vita e mi hanno colto impreparato.

Così ultimamente ho cambiato anche il motto del blog, passando dall’originario “It’s not over till it’s over” all’attuale “Never give up”. Prima correvo molto di piu’ e quando non ce la facevo, per tener duro, mi ripetevo che non era finita finchè non era finita. Ora che chi alleno decisamente meno, mi ripeto che non devo mollare mai: prima o poi la bici tornerà a far parte della mia vita.

La bici mi ha sempre accompagnato, come le pagine di questo blog. Spesso le rileggo come un diario fatto di ricordi, foto, uno sprazzo di gioventù che mi ricorda che il tempo non torna più indietro. Sono felice di quello che ho fatto, anche se la nostalgia prende un pò il sopravvento. Amicizie andate, montagne ora lontane e quella sensazione di libertà estrema che si è andata pian piano affievolendo.

Dicono che quello che si vive è unico e non ritorna e forse anche questo momento, un pò melanconico, un domani lo ricorderò con positività e qualche rimpianto. Ma di una cosa sono felice. Di aver scritto per tutti questi anni. La memoria non ha lo spazio per contenere tutto con l’incedere del tempo e l’avere una traccia di quello che ho fatto mi aiuta a ricordare, a volte nitidamente, le sensazioni che ho vissuto e provato.

Però, da qualche parte dentro di me, segretamente, so che prima o poi tornerò a scalare le mie montagne, so che tornerò sul Rombo e sul Manghen, e così tornerò a riassaporare il gusto della giovinezza. Per questo: “Never give up”.

Vi saluto tutti con qualche numero, visto che in bici anche le cifre sono importanti. In questi 10 anni ho scritto 1067 articoli (compreso questo), il blog è stato visto da circa mezzo milione di persone, con il record di visite di 1911 click in un solo giorno.

Ho cambiato 4 bici, percorso tanti chilometri, sognato tanto, ma soprattutto ho respirato molta libertà. Quello che in alcuni momenti è coinciso con lo stato di Nirvana in bici: assoluto piacere e godimento, realizzazione e integrazione perfetta tra mente e corpo.

Buon compleanno nirvanabike@wordpress.com!

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Berici a maggio

 

Il primo maggio, come tutti i festivi, è sempre un giorno buono per uscire verso i colli. Si incontrano molti “treni” ai quali attaccarsi, dipende sempre dalla velocità media che vuoi tenere. Oggi volevo provare ad andare verso i Berici, così passato dae scarpe ho trovato subito un passaggio per il tratto di pianura che separa Padova da Vicenza. Andavano verso Villabalzana, ma ho scoperto verso Castegnero che avrebbero preso la direttissima (22%) che sale verso i Berici. Così ho svoltato verso destra e abbandonata la compagnia, ho costeggiato la parte bassa verso Longare, per prendere la versione più morbida della salita.

Mi hanno superato in molti, mentre io procedevo con il mio passo regolare. La soddisfazione è stata riuscire a riprendere alcuni di quelli che mi avevano passato in maniera baldanzosa, che nel frattempo si erano piantati a metà salita. Come mi ha sempre insegnato mio padre, bisogna sempre pedalare prima con la testa e poi con le gambe.

Sono sceso per la bellissima strada degli ulivi verso Nanto, da dove si gode una delle più belle viste verso gli Euganei. Arrivato in pianura ho sentito subito che non avevo gran gambe, ma per fortuna da Bastia in poi, ho trovato un solitario che tra i 30 e 32 all’ora mi ha tirato fin quasi a Padova.

I chilometri nelle gambe sono pochi, rispetto a questo periodo dell’anno, e bisogna prendere quello che viene. Il meteo poi non aiuta perchè pare che per la prima metà di maggio sarà pioggia e maltempo. Vedremo di cogliere le poche occasioni per uscire.

Villabalzana

 

 


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Calaone d’inizio stagione

Oggi ultimo giorno del triduo pasquale che per i ciclisti corrisponde alla tre giorni di La Panne, quando per sfuggire a impegni familiari e religiosi, si cerca di uscire il più possibile in bici. Per me era il secondo giro in tre giorni e non potevo aspettarmi una gamba brillante (visto il Venda fatto sabato). Ho puntato a non spingere troppo, lasciando le gambe leggere e affrontando le salite “del mio passo” (che attualmente è molto lento e calibrato).

Mi sono spinto fino al punto più a sud dei colli Euganei e da Este sono salito a Calaone, altra salita a me cara, non troppo dura, della lunghezza giusta per l’inizio della stagione. In alto non c’era sole ma molto vento, così messo il gilet sono sceso verso Valle San Giorgio e poi in un mangia-e-bevi continuo ho proseguito fino a Vò, Carbonara per salire fino a Rovolon.

Sulla strada del ritorno ho trovato il trenino giusto che mi ha portato a Tencarola, dove ho chiuso con i primi 90 km della stagione e un discreto dislivello. Ora tocca replicare mercoledi (terzo giro in cinque giorni) per motivi di lavoro e meteo. Vediamo come andranno le gambe: le indigestioni si possono fare anche in bici..

Calaone-Rovolon


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Sempre Venda


Ogni anno passa un anno, recitava un vecchio adagio di mio padre. E nella sua semplicità è proprio vero. Man mano che il tempo avanza, i chilometri passati in bici dovrebbero aumentare (oltre a diminuire la lunghezza della pausa invernale). Poi gli impegni aumentano, il tempo scarseggia e per alcuni la dieta diventa un problema serio.

Dall’anno scorso sono dimagrito parecchio, causa molteplici problemi personali, tornando ben sotto la soglia dei 70, che era un pò il mio peso di riferimento ai tempi d’oro del 2011. Sicuramente portarsi in salita 16 kg in meno è molto più agevole, e nonostante la gamba non sia ancora allenata, oggi sono riuscito a tornare sul Monte Venda, una delle mie salite preferite (versante Torreglia-Castelnuovo).

Sceso in pianura, ho completato il giro con la classica accoppiata Albettone (roverso)-Rovolon. Per essere il primo giro in salita non è andata male. Questo Aprile piovoso non ha facilitato la frequenza nelle uscite, però pian piano sto provando a recuperare. Uscire per la prima volta in versione “estiva-corta” mi ha fatto riassaporare le dolci sensazioni sopite, ma soprattutto il pedalare in solitaria tra il verde dei colli, resta un toccasana per il mio umore e per la mia persona in generale.

Venda-Albettone-Rovolon


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Back in the city

Dopo più di un anno sono tornato nella mia città. E’ stato un anno lungo e sofferto, con molte gioie ma anche molti pesi da portare. Fare il pendolare, abbandonare la bici quotidiana, mi è costato più di quanto pensassi. Ora grazie alla MIA forza e alla MIA determinazione, sono tornato a vivere vicino al lavoro e mi sembra di rivivere un pò il passato, ma con sfumature diverse, più mature.

Ritrovarsi in strada in bici, nel traffico della città, non è stato semplice come pensavo. Ho notato subito che avevo perso l”occhio” e la prontezza di riflessi. La città può essere una giungla per ciclisti e pedoni e bisogna essere allenati per affrontarla: incroci, rotonde, passaggi pedonali, marciapiedi. Ho dovuto riabituarmi in fretta, anche perchè la macchina è tornata ad essere parcheggiata e ferma in giardino, per la maggior parte del tempo.

Ho riassaporato subito la velocità che ti dà la bici nel raggiungere un posto e soprattutto la sicurezza nei tempi di arrivo. Le macchine ferme, congestionate in colonna, guidate da imbecilli di cui anch’io facevo parte, sono tornate a farmi sorridere e la sensazione impagabile di libertà e movimento che ti dà la bici, è tornata a riempirmi l’animo.

In tutto questo, sono riuscito anche a mantenere il motore della mia Trek acceso al minimo, con piccoli ma regolari giri. Ora, a trasloco concluso, posso finalmente cominciare a schiacciare l’acceleratore e a tornare a riassaporare la bellezza perduta dei colli.


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La bici da sola non basta

In bici ci vogliono gambe e testa. Queste due qualità sono strettamente interconnesse, ma hanno una importanza e valenza ben differente.

Per le gambe è semplice: ci vuole costanza, determinazione, uscite regolari e applicazione. Certo ci vuole una certa concentrazione per stare fuori tante ore, e qui cominciano i problemi.

Per la testa devi essere libero (100% o almeno all’80%). Credere in quello che fai (nella vita lavorativa e privata) e nell’esercizio fisico della bici. Se non hai la testa libera non ti puoi applicare. E tutto diventa più difficile.

Quindi la bici è sicuramente un mezzo che ti aiuta, che ti migliora l’umore, che ti fa stare complessivamente meglio, ma devi partire da una situazione positiva. SOLO a quel punto la bici diventa il VOLANO delle tue energie (fisiche e mentali) e SOLO a quel punto la testa può attraversare mille ostacoli e macinare mille chilometri.

Ma se non c’è quello step iniziale di serenità, quella fiammella positiva di umore, indipendentemente da quanto tempo libero hai O NON HAI a disposizione, anche fare 40 km diventano un calvario. E la bici si trasforma in uno strumento di tortura, che non vedi l’ora di cacciare in garage appena torni a casa.

Il mondo del ciclista può sembrare semplice (pedala e basta) ma in realtà è molto più complicato di quello che sembri. Sottili equilibri sottendono alla sua realizzazione e NON è mai solo la QUANTITA’ del tempo che dedichi, ma soprattutto la QUALITA’ del tempo. Per questo bisogna lavorare su se stessi, PRIMA di salire in sella, perchè la bici può essere di grande aiuto, ma può anche affossarti per sempre in un buco oscuro.

“Il vero ciclista si vede solo quando ha famiglia”. Me lo ripeteva sempre un mio collega delle due ruote. E sto scoprendo quanto mai sia vera questa frase. Quando ti sposi o hai figli il TUO mondo cambia. PER SEMPRE. Attenzione: ripeto, PER SEMPRE. Il mondo precedente (libertà 100%) non tornerà mai più. Bisogna accettare questa cosa e questa è la prima grande difficoltà. Come accettare la morte di una persona cara. Lo neghi per un pò, ma poi, se vuoi andare avanti, devi trovare il modo di accettarlo.

Bisogna costruire un mondo nuovo, cercando di portare (un pò.. solo un pò) delle sane vecchie abitudini nel nuovo, ma consapevole CHE NON SARA’ MAI PIU’ COME PRIMA. In certe giornate (per non dire tutte) è difficile trovare la testa per uscire sereni. A volte aiuta il sole, la bella stagione, la voglia di riassaporare il gusto dell’aria. Tornare a percepire antichi ricordi, non scomparsi del tutto, ma sepolti sotto quintali di responsabilità  e cose da fare.

Certo non perdere completamente il filo sarebbe importante. Tenere un micromargine di abitudine, un rito settimanale, la vestizione, il gonfiaggio dei copertoncini. Non si può più parlare di medie o chilometraggi. Si parla di mantenere in vita una abitudine, che fa bene e che rischia di morire, ogni giorno che passa dimenticata. E’ una sfida. Ma in palio c’è il benessere della persona. Non ci si può annullare per qualsiasi cosa. Non possiamo rinunciare completamente al nostro modo di essere. Le conseguenze sarebbero l’infelicità eterna e il vivere perennemente di ricordi sbiaditi.

Trovare uno spazio, prima di tutto mentale, dove poter rimanere soli e coltivare i propri sogni e le proprie ambizioni. E da lì poter partire per uscire in bici. Perchè uscire per pedalare e basta è deleterio. Ti uccide. Devi avere una base di fiducia, devi avere un progetto, anche piccolo, su te stesso. Solo così funziona. Altrimenti sei un uomo morto. E neanche tanto felicemente.


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Identità ed equilibrio

Oggi ho cominciato un nuovo percorso. Non so dove mi porterà. E non so neanche se riuscirò a portarlo a termine o a farne solo una parte.

Non sono più solo. E questo mi da molte più responsabilità. Sono immerso in ritmi ed esperienze nuove, destabilizzanti, ma non per questo nemiche. Ci sono parti di me che stanno crescendo ed evolvendo, parti che si nutrono di me e della persona che sto diventando, e che ora inevitabilmente fatico a riconoscere.

Sto cercando di non perdermi in tutte le cose che mi stanno accadendo.

Sto cercando di non perdermi.

Ma anche di ritrovarmi. Di ritrovare il contatto con quella identità che ero e che non voglio perdere. Già sento molto forte la nostalgia. E non voglio solo annegarci dentro.

La bici è una parte importante di me. Non so in che modi o tempi lo sarà ancora. E questa sarà la sfida. Riannodare il rapporto perduto, non cercando la performance, ma il contatto, la sensazione. Quello che mi ha sempre reso vivo.

Cambiare non vuol dire per forza perdere qualcosa o dover buttare quello che ero.

Posso integrare. Con fatica certo. Con molta più determinazione e costanza. Ma prima o poi l’orizzonte si rasserena. Almeno così dice chi ci è già passato.

1 dicembre (in bici dopo 2 mesi)