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It's not over till it's over


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Identità ed equilibrio

Oggi ho cominciato un nuovo percorso. Non so dove mi porterà. E non so neanche se riuscirò a portarlo a termine o a farne solo una parte.

Non sono più solo. E questo mi da molte più responsabilità. Sono immerso in ritmi ed esperienze nuove, destabilizzanti, ma non per questo nemiche. Ci sono parti di me che stanno crescendo ed evolvendo, parti che si nutrono di me e della persona che sto diventando, e che ora inevitabilmente fatico a riconoscere.

Sto cercando di non perdermi in tutte le cose che mi stanno accadendo.

Sto cercando di non perdermi.

Ma anche di ritrovarmi. Di ritrovare il contatto con quella identità che ero e che non voglio perdere. Già sento molto forte la nostalgia. E non voglio solo annegarci dentro.

La bici è una parte importante di me. Non so in che modi o tempi lo sarà ancora. E questa sarà la sfida. Riannodare il rapporto perduto, non cercando la performance, ma il contatto, la sensazione. Quello che mi ha sempre reso vivo.

Cambiare non vuol dire per forza perdere qualcosa o dover buttare quello che ero.

Posso integrare. Con fatica certo. Con molta più determinazione e costanza. Ma prima o poi l’orizzonte si rasserena. Almeno così dice chi ci è già passato.

1 dicembre (in bici dopo 2 mesi)

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Floating like an eagle

Been rusting in rubble
Running to a faint
Need a brand new coat of paint
I found myself in trouble
Thinking ‘bout what ain’t
Never gonna be a saint
Saying float like an eagle
Fall like the rain
Pouring to put out the pain
Oh again and again


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Il sottile piacere della fatica

Ci si alza ogni mattina. Anche se staresti volentieri a letto. Si pedala. A volte controvoglia. Le gambe possono essere dure, impastate, legnose. E non vedi l’ora di girare la bici e tornare a casa. Ti vedi grasso, pesante e quello che ti sembrava facile e realizzabile, diventa una chimera.

Ma la perseveranza, la costanza e la determinazione pagano sempre.

Alla fine ci si alza una mattina e capisci perchè hai sofferto così tanto. Sei un tutt’uno con la bici, gli occhiali piantati sul casco, la maglietta aperta e giù a pedalare. Solo che la fatica diventa piacevole. Ti senti consumato, finito, incendiato dal caldo ma anche più forte di tutto questo. Pensi di poter stare fuori per ore e se ti fossi portato qualcosa in più da mangiare, magari lo faresti.

E’ il sottile piacere della fatica. Ci arrivi solo credendoci. Senza scorciatoie. Perché la bici ti insegna a vivere: è un lungo viaggio alla ricerca e poi in compagnia di se stessi. Oggi, pedalando, ho ritrovato un pò del vecchio Filippo.

Toara-Zovencedo-San Giovanni in Monte-Arquà Petrarca


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Falzes-lago di Neves 1860mt

A distanza di 10 anni sono tornato ad arrampicarmi su per questa bellissima salita. I chili in più sono quasi quanti gli anni passati e la forma quest’anno recita pochi chilometri e poca salita. Ma trovandomi in vacanza da queste parti non potevo non provarci. Così partito da Falzes sono sceso verso Grimaldo e San Giorgio, dove ho imboccato la splendida ciclabile che porta in valle Aurina.

Arrivato a Molini di Tures è iniziata la salita, secca e dura fin da principio, con un falsopiano a metà prima del paese di Lappago, da dove iniziano gli ultimi 4 durissimi chilometri. La strada corre aggrappata alla montagna, in una strada a senso unico alternato, senza tornanti, dritta, senza riferimenti visivi, solo con l’asfalto rugoso sotto di te. Completamente schiacciato sul telaio, non avevo la forza per alzarmi sui pedali, ho proseguito con tenacia e determinazione, finchè alla vista della diga i miei sforzi sono stati premiati.

 

Poco sole e ancora molta neve hanno salutato il mio arrivo in cima, nel silenzio e nel profumo che solo la montagna sa regalare. Una bella soddisfazione. Non sono più il grimpeur di qualche anno fa, ma la zampata, quando capita, la so ancora dare.


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Ancora Berici!

Oggi, inaspettatamente le gambe giravano ancora bene. Nelle ultime due uscite, avevo fatto tanta salita (anche dura) con il Montericco e il Monte della Madonna, quindi era in programma un pò di pianura, pensando a delle gambe un pò legnose. Invece dalle prime pedalate ho sentito subito che era una buona giornata.

Mi sono diretto verso i Berici, lungo la bellissima ciclabile che porta a Vicenza, e arrivato nei pressi di Mossano, ho iniziato il mangia-e-bevi che porta a Barbarano. Da lì una delle salite più classiche della zona del vicentino, che porta sulla dorsale berica. Dopo i due famosi tornanti ho svoltato a sinistra per inerpicarmi verso il Monte San Donato, da dove si gode un bellissimo panorama verso la pianura e i Colli Euganei.

La strada verso Toara era chiusa per lavori, quindi fatto un pezzetto a ritroso, mi sono ritrovato a Barbarano, per puntare dritto verso Albettone e poi Fontanafredda, Valle S.Giorgio, Baone e Monselice. Il primo vero caldo si è fatto sentire, ma il ritorno è stato piacevole.

Ho ancora questi chili in sovrappeso, che in salita si fanno dannatamente sentire, ma le gambe oggi mi hanno dato soddisfazione, facendomi riassaporare vecchie sopite sensazioni. Quest’anno fatti ancora pochi km, ma prendiamo quello che viene, divertendomi quando capita e stringendo i denti nelle giornate negative.

Barbarano-San Donato


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Berici!

Riprendere non è mai facile, rialzarsi è ancora più difficile. Mi sono nutrito di frasi fatte che mi sono servite per non affogare, per non andare completamente alla deriva. Un’estate bastarda mi ha lasciato solo e chiuso in un angolo, con 45 anni di scelte spesso sbagliate e con un cammino che ha cambiato direzione molte volte e che non sembrava avere una meta.

La bici in passato mi ha salvato, ma questa volta non ero in grado di restare in piedi, figuriamoci di pedalare. Mi sono abbandonato in un vortice di negatività e oscurità. Solo un estremo e ultimo amore verso me stesso, oltre all’affetto degli amici più cari, mi ha permesso di non perdermi completamente negli abissi.

In tutto questo la bici era scomparsa, rimasta nel cassetto dei sogni e della spensieratezza. Era l’ultimo dei pensieri. O forse era rimasta solo una lontana utopia. Ma con il duro lavoro, un incontro fortunato e tanta fiducia in me, sono tornato in sella.

E’ stata dura ricominciare. Ogni pedalata mi ricordava la sofferenza passata e ogni giorno passato lontano dalla strada. Molte volte sono tornato a casa esausto, con i soliti riferimenti di spazio e tempo completamente cambiati.

Non avevo un obiettivo. Avevo solo la fiducia. Di potercela fare a tornare. E oggi, a distanza di molti mesi, sono tornato. Non sono più lo stesso, sia fisicamente che interiormente. Non sono più il Filippo di prima. Sono migliore. E peggiore.

Ma ho imparato una grande verità. Che se perdo tutto, perdo tutto tranne me stesso. Tutto, tranne la voglia di ricominciare. Tutto, tranne la certezza che nessuno può più rubarmi ciò che sono, anche se la notte poi si fa scura e buia.

Berici!

 

 


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Monselice, far away so close

Sono passati 5 mesi dal mio ultimo giro in bici, e molto di piu’ dal mio ultimo post in questo blog. Era il 9 settembre e pioveva. E’ stato l’inizio di un periodo molto buio e difficile, dove la testa e la concentrazione mi rendevano impossibile uscire per pedalare. In realtà facevo fatica a fare qualsiasi cosa, ma sono riuscito a rimanere aggrappato a me stesso e a fronteggiare la mareggiata.

“Non sai mai quanto sei forte, finchè essere forte è l’unica (e ultima) scelta che hai”

Mi sono ripetuto questa frase come un mantra in quei mesi, lavorando duro su me stesso, e alla fine sono riuscito ad emergere dagli abissi. Lentamente la luce si è fatta strada e una nuova vita, con un nuovo e rinnovato Filippo, sono iniziati.

La bici era sempre lì, prima in un angolo, poi in un altro angolo della mia nuova casa. Mi aspettava, paziente, perchè prima o poi il suo momento sarebbe arrivato.

E oggi 10 febbraio, il ritorno è stato reale, vero. Ho ricominciato a pedalare, dai piedi della Rocca, con i colli di fronte a me. Una giornata limpida e non particolarmente fredda, mi hanno accompagnato per i primi 40 km di questa mia nuova vita, ciclistica e non. Non molti pensieri in realtà. Solo tanto benessere, un respiro felice e gambe tanto stanche per la lunga e forzata inattività.

Non bisogna mai mollare. Se credi in te stesso. O meglio, credere in te stesso è l’ultima salvezza che ti resta. La bici oggi è stata testimone del mio lavoro, del mio impegno e della mia capacità di volermi bene. Avanti così.

Baone-Este-Baone