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Never give up


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Trek 2020 nuovo mondo

Oggi ho inaugurato la Trek in versione 2020. In realtà volevo portarla a fare il tagliando più avanti ma un problema al cambio mi ha costretto ad anticipare i tempi. Quest’anno, per la prima volta dopo tanto tempo, non andrò da Franco Bonetti Superbike, che ha ceduto l’attività sul finire della passata stagione. Ho provato a pensare da quanto tempo andavo da lui a farmi seguire la bici: credo fosse il 2004 o 2005. Mi è dispiaciuto molto perdere un riferimento come lui. Quando entravi nel suo negozio, respiravi la passione per le due ruote e si potevano passare ore a chiaccherare di bici, guardandolo lavorare. Di Franco ti fidavi ciecamente e gli lasciavi la bici a occhi chiusi, sicuro che il prodotto finale sarebbe stato di ottima fattura. Mi mancherà anche sua moglie Francesca, che seguiva la parte abbigliamento, dove ho sempre comprato ogni anno qualcosa da vestire. Non ha mai voluto rifilarmi per forza qualcosa, ma è sempre stata onesta e limpida nel suo essere venditrice: l’interesse del cliente prima di tutto.

Si chiude un’era, ti rendi conto che sono passati tanti anni e grazie a questo blog, riesco ancora a ricordare qualcosa nitidamente. Ogni anno il tagliando era un evento, con tanto di reportage fotografico e descrizione di nuovi componenti aggiunti alla bici o alla vestizione. Avevo più tempo, vero. Ora devo correre di più (anche in bici ahimè) perchè le occasioni sono poche e non posso fare tutto con la pazienza e maniacalità di prima.

La buona notizia è che ho cominciato bene questo 2020, mettendo in cascina già qualche chilometro e sfruttando le giornate non troppo fredde e soleggiate. I giri mi sembrano ancora lunghissimi. Arrivare a 70 km mi sembra un’eternità, ma forse ogni inizio anno era così. Tornando esausto, penso agli anni passati e mentalmente provo a pormi dei piccoli obiettivi, per stimolarmi e fare meglio del passato.

La bici è andata bene. Sono passato ai Continental 5000 (da 23 a 25) e cambiato la catena, con la speranza di fare un pò più di salita dell’anno scorso. Non resta che pedalare. Perchè in bici le soddisfazioni, non arrivano da sole.

Ciao Franco. Buona pensione. Pedala e divertiti. Grazie per la tua passione e professionalità.

Albettone-Teolo


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Succo di vita

Succo di vita recitava un articolo di questo blog. Erano altri anni. Credo il 2011. Oggi, dopo quasi 9 anni, ho provato a fare la stessa cosa. Colazione con calma, con spremuta di arance, caffè caldo e crostata fatta in casa. Intanto ho aspettato che la temperatura salisse un pò e il sole facesse capolino. Mi sono vestito con tutto quello che avevo (tre maglie intime tecniche, 1 maglia felpata e giacca in gore-tex). La giornata era veramente splendida, con cielo terso e poco vento. Peccato non aver portato la macchinetta per immortalare il ricordo con qualche foto.

Gambe sono quello sono. Poca roba. Quindi niente salita (mai così poca come quest’anno) e solo menare in solitaria. Perso un paio di treni buoni per tornare a casa, ma quando non ne hai, anche chiudere un buco di 10 metri diventa impossibile. Almeno sono uscito. In realtà siamo già nel 2020 e mai come quest’anno (o ogni anno che passa in più) è importante mettere fieno in cascina per la primavera. La bici da sola non va e solamente la costanza e l’applicazione ti possono far uscire dalla buca.

Quando esci dal tunnel della fatica e del sacrificio, poi devi stare a galla. Perchè altrimenti tutti gli sforzi fatti e le gambe pesanti che ti hanno accompagnato, non saranno serviti a molto. Prendiamo quello che viene. Intanto dicono che qui venerdì nevicherà. Poi week end lavorativo. Quindi spero di tornare in strada lunedì prossimo. Non credo di aver mai fatto un’uscita di 80 km in dicembre. Già questa potrebbe essere una notizia.

Baone-Bastia-Montemerlo


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Giostrina Euganea


Alzato  quando ancora fuori era buio. La compagnia di Mirtillo, sebbene un pò acciaccato in questi giorni, mi dà sempre gioia. Faccio il caffè e poi parto. Appena esco vengo investito dalla pesantezza dell’umidità e dell’aria, nonostante siano le 5.15. Pedalo nell’oscurità, illuminato solo dai semafori lampeggianti della notte. Decido che voglio provare a fare un pò di salita. Così alle 6.15 attacco con le prime rampe.

Salgo e scendo. La gamba mi sembra discreta e mi faccio coraggio. Poi pian piano si indurisce un pò. Le energie calano e sull’ultima salita devo un pò aggrapparmi ai denti. Il caldo nel frattempo si è fatto pesante. L’ultima fontana prima della discesa finale.

Il rientro non è male, grazie anche a delle provvidenziali maltodestrine. Sono sempre lì alla fine. 1000 mt, 4 ore, circa 90-100 km. Non è male pensando dov’ero un mese fa. Ma in bici non ti inventi niente. Se ti manca il fondo e il lavoro preparatorio, arrivi fino a un certo punto. Poi stop. Come dicono qui da noi: “Me incontento”.

Cingolina-Valnogaredo-Bocconsei-Venda-Passo del Vento-Rovolon


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We’re still here

Il fresco di questi giorni mi ha aiutato a riprendere, prima piano poi sempre più lontano. Mi sembrava di essere in montagna, con il giubbino smanicato e la temperatura bassa. Antiche sensazioni risvegliate, ricordi, profumi cerebrali.

Poi ho continuato e ho scollinato. Ho varcato quella soglia che divide la pura sofferenza, dal piacere e godimento dello stare in bici. Tante ore e gambe ancora un pò dure, ma ora mi sembra di potermi permettere qualcosa in più. Di provare a sognare. Di provare ancora una volta a salire.

Spero non sia solo una rondine, senza la primavera. Ma che sia un insieme di suoni e richiami sempre più articolati. Che mi portino allo stare bene.

Oggi sono 102 con i primi 1000 mt di dislivello. E ho anche forato.

PS: grazie a tutti per il sostegno 🙂

Toara-Zovendedo-San Giovanni in Monte-Rovolon


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10 anni di blog, bici e libertà

Sono passati 10 anni da quel 2009, quando su suggerimento di Miss Vanilla avevo deciso di aprire questo blog. Ricordo solo che non riuscivo a trovare un nome che mi piacesse e che non sapevo bene come scrivere e relazionarmi con la rete.

Pedalavo regolarmente dal 2001 ormai, prima con la bici in acciaio di mio pà, poi con la mia prima bici Bilato (sempre in acciaio), che purtroppo non comparirà mai in queste pagine, per passare alla prima specialissima in titanio targata Bonetti, che mi ha accompagnato per più tempo e per le imprese maggiori.

Sono passati gli anni, a volte lentamente, più spesso velocemente, e i chilometri in strada sono stati molti. Il lago di Garda è stato in assoluto uno dei posti più frequentati ma anche il Trentino, dalle parti di Rovereto. Sono salito 4 volte sul passo del Rombo e 6 sul passo Manghen (i miei due preferiti). Ho sconfinato in Francia per vedere il Tour e salire sull’Izoard e al Sestriere. Ma in assoluto la zona dove mi piace più perdermi sono i Colli Berici, in provincia di Vicenza, un pò per la loro conformazione un pò più bassa e allungata, il loro essere poco antropizzati (di sicuro meno degli affollati Euganei) e i suoi panorami a 360° verso la pianura.

Non posso dire quale sia stato il giro più bello o che mi ha dato più soddisfazione. Fare una classifica sarebbe impossibile oltre che ingeneroso. Poi nel 2017 ho deciso di cambiare per l’ultima volta bici (passando al carbonio) e anche il nome del blog, passando dall’impronunciabile 34×26 all’attuale Nirvanabike. Cambiare a volte serve, aiuta, ma a volte complica le cose. Mi sarei aspettato qualcosa di diverso, che non è accaduto, mentre altre cose sono successe nella mia vita e mi hanno colto impreparato.

Così ultimamente ho cambiato anche il motto del blog, passando dall’originario “It’s not over till it’s over” all’attuale “Never give up”. Prima correvo molto di piu’ e quando non ce la facevo, per tener duro, mi ripetevo che non era finita finchè non era finita. Ora che chi alleno decisamente meno, mi ripeto che non devo mollare mai: prima o poi la bici tornerà a far parte della mia vita.

La bici mi ha sempre accompagnato, come le pagine di questo blog. Spesso le rileggo come un diario fatto di ricordi, foto, uno sprazzo di gioventù che mi ricorda che il tempo non torna più indietro. Sono felice di quello che ho fatto, anche se la nostalgia prende un pò il sopravvento. Amicizie andate, montagne ora lontane e quella sensazione di libertà estrema che si è andata pian piano affievolendo.

Dicono che quello che si vive è unico e non ritorna e forse anche questo momento, un pò melanconico, un domani lo ricorderò con positività e qualche rimpianto. Ma di una cosa sono felice. Di aver scritto per tutti questi anni. La memoria non ha lo spazio per contenere tutto con l’incedere del tempo e l’avere una traccia di quello che ho fatto mi aiuta a ricordare, a volte nitidamente, le sensazioni che ho vissuto e provato.

Però, da qualche parte dentro di me, segretamente, so che prima o poi tornerò a scalare le mie montagne, so che tornerò sul Rombo e sul Manghen, e così tornerò a riassaporare il gusto della giovinezza. Per questo: “Never give up”.

Vi saluto tutti con qualche numero, visto che in bici anche le cifre sono importanti. In questi 10 anni ho scritto 1067 articoli (compreso questo), il blog è stato visto da circa mezzo milione di persone, con il record di visite di 1911 click in un solo giorno.

Ho cambiato 4 bici, percorso tanti chilometri, sognato tanto, ma soprattutto ho respirato molta libertà. Quello che in alcuni momenti è coinciso con lo stato di Nirvana in bici: assoluto piacere e godimento, realizzazione e integrazione perfetta tra mente e corpo.

Buon compleanno nirvanabike@wordpress.com!


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Berici a maggio

 

Il primo maggio, come tutti i festivi, è sempre un giorno buono per uscire verso i colli. Si incontrano molti “treni” ai quali attaccarsi, dipende sempre dalla velocità media che vuoi tenere. Oggi volevo provare ad andare verso i Berici, così passato dae scarpe ho trovato subito un passaggio per il tratto di pianura che separa Padova da Vicenza. Andavano verso Villabalzana, ma ho scoperto verso Castegnero che avrebbero preso la direttissima (22%) che sale verso i Berici. Così ho svoltato verso destra e abbandonata la compagnia, ho costeggiato la parte bassa verso Longare, per prendere la versione più morbida della salita.

Mi hanno superato in molti, mentre io procedevo con il mio passo regolare. La soddisfazione è stata riuscire a riprendere alcuni di quelli che mi avevano passato in maniera baldanzosa, che nel frattempo si erano piantati a metà salita. Come mi ha sempre insegnato mio padre, bisogna sempre pedalare prima con la testa e poi con le gambe.

Sono sceso per la bellissima strada degli ulivi verso Nanto, da dove si gode una delle più belle viste verso gli Euganei. Arrivato in pianura ho sentito subito che non avevo gran gambe, ma per fortuna da Bastia in poi, ho trovato un solitario che tra i 30 e 32 all’ora mi ha tirato fin quasi a Padova.

I chilometri nelle gambe sono pochi, rispetto a questo periodo dell’anno, e bisogna prendere quello che viene. Il meteo poi non aiuta perchè pare che per la prima metà di maggio sarà pioggia e maltempo. Vedremo di cogliere le poche occasioni per uscire.

Villabalzana

 

 


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Calaone d’inizio stagione

Oggi ultimo giorno del triduo pasquale che per i ciclisti corrisponde alla tre giorni di La Panne, quando per sfuggire a impegni familiari e religiosi, si cerca di uscire il più possibile in bici. Per me era il secondo giro in tre giorni e non potevo aspettarmi una gamba brillante (visto il Venda fatto sabato). Ho puntato a non spingere troppo, lasciando le gambe leggere e affrontando le salite “del mio passo” (che attualmente è molto lento e calibrato).

Mi sono spinto fino al punto più a sud dei colli Euganei e da Este sono salito a Calaone, altra salita a me cara, non troppo dura, della lunghezza giusta per l’inizio della stagione. In alto non c’era sole ma molto vento, così messo il gilet sono sceso verso Valle San Giorgio e poi in un mangia-e-bevi continuo ho proseguito fino a Vò, Carbonara per salire fino a Rovolon.

Sulla strada del ritorno ho trovato il trenino giusto che mi ha portato a Tencarola, dove ho chiuso con i primi 90 km della stagione e un discreto dislivello. Ora tocca replicare mercoledi (terzo giro in cinque giorni) per motivi di lavoro e meteo. Vediamo come andranno le gambe: le indigestioni si possono fare anche in bici..

Calaone-Rovolon